Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, lo aggiorna la Sufi quando le azzecca e ha qualcosa di poco interessante da dire. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Ah! Look at all the lonely people Ah! Look at all the lonely people Eleanor Rigby, picks up the rice in a church where a wedding has been Lives in a dream Waits at the window, wearing the face that she keeps in a jar by the door Who is it for? All the lonely people, where do they all come from? All the lonely people, where do they all belong? Father McKenzie, writing the words of a sermon that no one will hear No one comes near Look at him working, darning his socks in the night when there's nobody there What does he care? All the lonely people, where do they all come from? All the lonely people, where do they all belong? Eleanor Rigby, died in the church and was buried along with her name Nobody came Father McKenzie, wiping the dirt from his hands as he walks from the grave No one was saved All the lonely people, where do they all come from? All the lonely people, where do they all belong? where do they all belong?
Come direbbe Bridget Jones, sono m. depressa. Non so per quale motivo, probabilmente sono solo m. stressata, considerato che nella giornata di ieri ho lavorato per 20 ore su 24 (aspetto sempre che qualcuno lo riferisca al Nano Bruno).
Visto che sono così giù che neanche un giro in profumeria è riuscito a stimolarmi, spero mi aiuti almeno la lettura dell'ultimo libro della mia autrice preferita, che ho acquistato oggi dal mio libraio del cuore. Pensate che ero così depressa che non gli ho lanciato neanche un'occhiatina fugace.
We chase misprinted lies We face the path of time And yet I fight, and yet I fight This battle all alone No one to cry to No place to call home My gift of self is raped My privacy is raked And yet I find, yet I find Repeating in my head If I can't be my own I'd feel better dead
Da ieri ho addosso una strana sensazione. Mi sento più sola, ma allo stesso tempo tutto quello che voglio è proprio stare sola.
Non ricevere più quattro telefonate al giorno, il messaggino della buonanotte, non avere qualcuno da chiamare quando torno a casa dal lavoro... tutto questo ha aperto un vuoto. E anche se le chiacchierate con le amiche rimangono indispensabili, l’unica che può riempire quel vuoto sono io.
E allora basta con le birre al C.C., con le passeggiate in via del Corso, con gli aperitivi in comitiva.
E' possibile che chi vuol bene a una persona che sta soffrendo molto assorba in parte il suo dolore soffrendo per un dolore che non è il suo? Mi è capitato, e questo mi ha fatto pensare al protagonista di questo film, che fino a quel momento avevo considerato un personaggio fantascientifico. Spero che ci sia anche l'altro lato della medaglia: che, cioè, la persona a cui si vuole bene tragga beneficio da questa sorta di sofferenza indotta.
Forse i popoli antichi conoscevano questo meccanismo, e lo sfruttavano attraverso i riti funebri. Quelli che troppo spesso da noi sono solo occasioni formali, e raramente assumono la funzione originaria, quella, cioè, di lenire il dolore delle persone che amiamo.
Rileggendo, mi sembra di aver scritto un tema delle scuole elementari. Scusate, ma sto cercando di esprimere il concetto in maniera asettica. E non è il momento migliore per farlo.
In questo periodo vivo in uno stato di incredulità costante. Mi sembra che il mondo si sia capovolto, improvvisamente non mi riconosco più nella gente comune, non riconosco più il mio Paese, provo ancor più disgusto di prima per i nostri politici. Da quando abbiamo cambiato governo non riesco più a guardare il telegiornale, e compro il giornale ancora più raramente rispetto a quanto non facessi due mesi fa.
Il punto di non ritorno credo di averlo raggiunto ieri quando, mentre seguivo per caso il Tg, mi sono trovata, in maniera del tutto eccezionale per me, a dare ragione a un arcivescovo (credo quello di Napoli), che ha detto qualcosa che già mi frullava in testa ripetutamente da qualche giorno, sottoforma di una frase di una canzone dei 99 Posse:
Perché quando il compagno Marx
si portava ancora non male
il nemico del popolo era
il padrone ed il capitale,
ma adesso che non va più
e lo stato sociale è finito
il nemico del povero è
il più povero e così all’infinito
Forse dovrei trasferirmi in qualche Paese democratco e tollerante. Non so, Il Capo cosigliava la Cina, ad esempio.
Comiciamo con i pasticci sentimentali. Come sa bene chi legge da un po' queste pagine zeppe di stupidaggini sulla mia vita, le mie storie difficilmente superano in durata la settimana. Diciamo che sto facendo del mio meglio per mandare a puttane anche quest'ultima. Ma temo che questa volta non sarà così semplice.
Sufi interpreta il ruolo di Lucia. Ataru, altrimenti detto Il Corruttore, è il povero Renzo. E la cattivissima Lilian fa la parte di Don Rodrigo.
Secondo la mia cara sorellina, infatti, io mi starei facendo influenzare su alcune questioni dal mio perfido e corrotto nuovo boyfriend.
La sorella in questione (è lei, non ne ho altre; a questo punto dovrei aggiungere "per fortuna") ha pensato bene di inoltrare una mail nella quale sparlava amabilmente della mia nuova relazione (e del povero Renzo - ops, scusate, volevo dire IlCorruttore) con Cognato Cattocomunista (da lei chiamato il Lombardo Veneto, da me anche QuelloLà) a circa quindici persone.
Quando si dice parenti serpenti.
E come nel più romantico dei romanzi d'amore, ciò che dovrebbe dividere finisce con l'unire ancora di più.
Poi mi guarda e, ignara di ciò che è successo, mi chiede: "Che hai? Sei arrabbiata?".
Risposta: non sono arrabbiata, sono delusa, triste. E disgustata della considerazione che mia sorella ha di me.